Comune di San Miniato
DILVO LOTTI
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POSTE ITALIANE S.P.A.
ZCZC NGC / A9599 RIF20060713-023-00440823
IMEG CO IGRM 109
00100 ROMAQUIRINALE 109 13 0057
DOTT. ANGELO FROSINI
SINDACO DEL COMUNE DI SAN MINIATO
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ESPRIME APPREZZAMENTO PER L'ESPOSIZIONE PROMOSSA DALLA VOSTRA AMMINIASTRAZIONE, UN'OCCASIONE CHE VALORIZZA E PROMUOVE L'ESPERIENZA ARTISTICA DEL MAESTRO DILVO LOTTI. NEL SUGGESTIVO SCENARIO DEI PIU' SIGNIFICATIVI LUOGHI DELLA CITTA' DI SAN MINIATO LA MOSTRA OFFRE UN QUADRO COMPLETO ED ESAURIENTE DEL LUNGO PERCORSO CREATIVO DELL'ARTISTA, ISPIRATO AI VALORI TRADIZIONALI DELLA SUA TERRA D'ORIGINE, MA CAPACE DI ESPANDERSI IN UN CONTESTO EUROPEO, NELLA RICERCA DI TECNICHE SEMPRE NUOVE E DI ORIGINALI FORME ESPRESSIVE. CON QUESTA CONSAPEVOLEZZA IL CAPO DELLO STATO INVIA A LEI, ILLUSTRE SINDACO, ALL'ARTISTA, AGLI ORGANIZZATORI ED A TUTTI I PRESENTI UN CORDIALE SALUTO, CUI UNISCO IL MIO PERSONALE.
DONATO MARRA
SEGRETARIO GENERALE PRESIDENZA REPUBBLICA
MITTENTE:
SEGRETARIATO GENERALE DELLA PRESIDENZA
DELLA REPUBBLICA PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA
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LA STAMPA
DUE ARTICOLI DI LUCIANO GIANFRANCESCHI PUBBLICATI DAL TIRRENO
SAN MINIATO. Sprizza energia, il pittore Dilvo Lotti, 93 anni. Non posa il pennello, mentre parla con Luca Macchi che sta ultimando i preparativi alla grande mostra “Un maestro dell'espressionismo europeo”, da sabato 15 luglio al 17 dicembre. Ma gira gli occhi sorridenti quando la sua musa, la moglie Giuseppina, gli passa le telefonate benaugurali, nello studio della casa-torre. “Una mostra così, era lontana mille miglia dalla mia mente – trova finalmente il tempo di dire -. Sono stupìto, anche se ne ho viste tante in questa lunga vita. Sarà non soltanto la mia storia, ma anche quella di San Miniato, nel tempo. Ci sono dei quadri interessanti, mai esposti qui”.
San Miniato. In un depliant, che già circola – nell'attesa del catalogo – ci sono tre quadri di Lotti, ispirati a San Miniato: la celebre “Processione a San Miniato al tedesco” (1995), “Pier delle Vigne” (1974-75) sullo sfondo della Rocca dove perse la vita, “Napoleone Bonaparte a San Miniato nel 1876” , dipinto nel centenario del ritorno del grande còrso nella terra degli avi.
Omaggio. Nel prossimo numero del periodico informativo “La piazza”, che la giunta comunale invia gratuitamente a tutte le famiglie, ci sarà la riproduzione di un'opera grafica che Lotti ha realizzato appositamente. Nello stesso formato del giornale tabloid, raffigura su tre piani “la rocca e gli aquiloni, il paesaggio; il teatro e la musica, la cultura; una libera colomba, in segno di pace”, anticipa l'artista. Così in ogni casa ci sarà un ricordo del maestro.
A scuola. Ma molti lo ricordano come professore, in classe. “Anch'io h o ricordo del sindaco Angelo Frosini e dell'assessore Raffaella Grana quando erano ancora miei studenti; chiunque ho avuto a scuola, se lo rivedo, me lo ricordo tra i banchi”, rievoca.
I sanminiatesi. Lotti vede la città nella gente, così: “Mi piace questa sintesi tra il carattere aperto delle persone, la storia autentica, il paesaggio tipico toscano. Non ho desiderato che stare qui, e vedo quelli che arrivano da fuori diventare sanminiatesi anche loro, nello spirito un po' ironico. E' una città contagiosa”.
Le idee . Su cosa non va in città, Lotti parla chiaro. “Il discorso tra le cose come sono, e quelle che si vorrebbe che fossero, è da perdenti. Bisogna affermare le proprie idee, anche coraggiose; se sono valide, qualcosa succede. Fatta la proposta, ci pensi chi di dovere a realizzarla”.
A Milano. Tanto attaccamento a San Miniato, e mai un tradimento nonostante la frequentazione degli ambienti culturali di Firenze (amico del pittore Ardengo Soffici e dello scrittore Giovanni Papini, vicino all'umanità del sindaco La Pira )? “Nel 1939 partii per Milano – ammette – perché grazie alla casa editrice Nerbini di Firenze, specializzata in fumetti, ebbi un posto come disegnatore dei personaggi di Disney”.
Alla Biennale. Fioccarono i premi, i quadri non passavano inosservati, un critico segnalò “la crudità del colore, certa spettralità di bianchi e di neri, l'acidità di gialli, di verdi, di rossi. “Venni invitato alla Biennale di Venezia, che nel 1942 mi dedicò una mostra personale all'interno del padiglione Italia – rievoca – ma ho esposto anche alla Quadriennale di Roma e alla Triennale di Milano. Mi dimentico cosa ho mangiato ieri – scherza – ma non certe soddisfazioni giovanili”.
L'amore. La sua compagna nella vita è la moglie Giuseppina, che chiama affettuosamente Geppina. E a questo punto si vanta: “Il nostro amore matrimoniale dura più a lungo di quella panchina di marmo, in piazza XX settembre, la piazza dell'ospedale; infatti non c'è più da tempo, sostituita da un posto macchina per il parcheggio”. Raccontò l'incontro galeotto quattro anni fa, in occasione delle nozze di platino. “Era il 1934-35, suo fratello Federico accompagnava Giuseppina su quella panchina, nei dopocena estivi. Una sera, seduti con Federico in mezzo, osai mettere una mano su quella di lei, da dietro la schiena del fratello; Giuseppina non si ritrasse, e per me si spalancò il Paradiso in terra. Che dura tuttora – conclude - in famiglia e nell'arte”.
Luciano Gianfranceschi
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SAN MINIATO. E' rimasto sorpreso, il pittore Dilvo Lotti, ieri mattina entrando nel Conservatorio Santa Chiara, per la conferenza stampa di presentazione della sua mostra d'arte “Un maestro dell'espressionismo europeo”. Ha guardato un quadro e ha detto alla moglie Giuseppina con il consueto tono ironico: “Questo giovane pittore promette bene”. Poi, rivolto al sindaco Angelo Frosini e all'assessore alla cultura Raffaella Grana, ha aggiunto: ”Era sessant'anni che non vedevo questo mio dipinto, non me lo ricordavo più”.
Ma sono rimasti a bocca aperta, sentendolo parlare, anche i giornalisti intervenuti con un pullman da Firenze. Conoscevano i quadri di Divo Lotti, agli Uffizi e a palazzo Pitti a Firenze, alla Galleria nazionale d'arte moderna a Roma; conoscevano San Miniato, città slow per storia e cultura; ma non s'aspettavano un'artista di 93 anni che ha fatto crescere la città natale, senza mai abbandonarla. In un susseguirsi d'aneddoti, Lotti ha raccontato come nel 1947 “con le case ancòra distrutte dalla guerra, si sentì il bisogno del teatro dello spirito”, e fondò la Festa del teatro, con le rappresentazioni del Dramma Popolare in piazza del duomo. E nel 1966 raccolse nel Museo diocesano di arte sacra “una serie di antichi capolavori religiosi”. Ma ha voluto anche la Festa degli aquiloni, “per i ragazzi, a primavera, sul prato della Rocca”. E ha scritto libri, documentando le radici sanminiatesi di Napoleone “i cui avi si chiamavano B u onaparte”.
Da oggi, oltre 200 opere di Lotti – non solo quadri, ma anche incisioni, opere in creta o in legno – sono sparse in otto poli del Sistema museale di San Miniato. Fino al 15 dicembre; mentre da settembre ci saranno anche laboratori d'arte per i ragazzi delle scuole.
Luciano Gianfranceschi
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